dell'arte di grafici e copy, nell'anno del signore '09 [?]
[…] «Giannozzo», disse, «fu già nostro podestà di Vicenza; ed era un ottimo uomo, ma rozzo e grasso di ingegno e di corpo; egli chiamava spesso il suo segretario e gli faceva scrivere lettere al vecchio Duca di Milano, e gli dettava egli stesso la parte de’ complimenti; il resto lo lasciava scrivere dal segretario che dopo poco tempo gli recava la lettera. Giannozzo prendeva a leggerla, e la trovava sempre sconclusionata e malfatta. Così non va bene, gli diceva, va’ e correggila. Il segretario, che conosceva l’uso e la stoltezza del padrone, tornava poco dopo con la stessa lettera, senza avervi alcuna cosa mutata, dicendo d’averla e corretta e ricopiata. Allora Giannozzo la prendeva in mano, come per leggerla vi gettava su gli occhi e diceva: Ora la lettera va bene; va’ dunque: apponvi il sigillo e mandala al Duca. E così era egli solito fare di tutte le lettere». [P. Bracciolini, Facezie, XVI]


